Italia, Austria, Francia, Slovenia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna hanno rinnovato le loro partnership tecniche con UYN
Otto tra le federazioni di sci più forti al mondo hanno firmato di nuovo con noi, per le stagioni che verranno e per tutto il prossimo ciclo olimpico.
Conquistare una partnership di questo tipo è una cosa. Essere richiamati è un’altra, ed è la parte che conta davvero.
Cosa significa davvero un rinnovo
Un primo contratto è sempre, in qualche misura, una scommessa. Una federazione guarda quello che fai, decide che è promettente e si gioca una stagione per scoprirlo. Un rinnovo non è una scommessa. È un verdetto.
Queste squadre hanno passato quasi cinque anni a gareggiare con i nostri capi, attraverso gli inverni di Coppa del Mondo e, lo scorso febbraio, ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, dove i margini si misuravano in centesimi e niente di ciò che si indossava era secondario. Hanno avuto ogni possibilità di valutare il prodotto in condizioni che non potevamo controllare, e di andare altrove se non fosse stato all’altezza. Tutte e otto hanno scelto di continuare.
Una partnership così lunga smette anche di essere una questione di fornitura e diventa qualcosa di più vicino a una ricerca condivisa. Ogni tessuto che sviluppiamo per le squadre viene testato sulla neve, esattamente nelle condizioni per cui è stato costruito, e quello che gli atleti ci riportano torna ad AREAS, il nostro quartier generale ad Asola, dove ricerca sulle fibre, sviluppo e produzione stanno sotto lo stesso tetto. Un riscontro diventa un cambio di filato, di densità o di struttura, e la versione rivista torna in pista per essere giudicata di nuovo.
Dal corpo al capo
Le richieste sono le stesse per tutte le squadre, e nascono dall’anatomia prima che da una scheda tecnica. Il corpo non trattiene né perde calore in modo uniforme: il petto e la zona lombare devono mantenerlo, la colonna e le ascelle devono lasciarlo uscire, le gambe hanno bisogno di un sostegno che non diventi mai una costrizione.
Quei confini li troviamo nella Arctic Chamber, una stanza sigillata ad AREAS tenuta costantemente a meno venti gradi, dove una termocamera legge il corpo e restituisce una mappa anziché un numero. Le nostre macchine circolari traducono poi quella mappa in tessuto. Poiché ogni capo è realizzato senza cuciture in un pezzo unico, la sua struttura può cambiare lungo il corpo senza che nessuna cucitura la interrompa: più densa dove serve isolamento, più aperta dove l’umidità deve uscire, più elastica dove il movimento è più ampio.
Il capo con cui gareggeranno
Da questa stagione, come parte di queste partnership rinnovate, ogni atleta e ogni squadra avrà a disposizione la nostra generazione più recente di base layer e calze: la collezione Natyon Biomorph, sviluppata tenendo conto direttamente delle loro esigenze.
Natyon Biomorph è costruita attorno a una struttura tridimensionale biomimetica che segue la muscolatura, ed è realizzata con fibre di origine vegetale, ognuna presente per una ragione precisa. Biolight, dal legno di faggio, regola l’umidità fino al doppio rispetto al cotone. Ecolypt, dall’eucalipto, la assorbe e la rilascia progressivamente, mantenendo stabile la temperatura corporea sotto sforzo massimo. Flexicorn, dal mais, si allunga come l’elastan e torna in forma dopo ogni sollecitazione.
E poi c’è il kapok.
La fibra che hanno riconosciuto subito
Il kapok è una delle fibre naturali più leggere del pianeta. Cresce in modo così abbondante da non richiedere né coltivazione né irrigazione, e la sua struttura è in gran parte cava, il che gli conferisce una capacità isolante sproporzionata rispetto al peso.
È anche il componente che gli atleti hanno riconosciuto immediatamente, cosa che di solito non accade. La maggior parte dei progressi sui materiali si percepisce gradualmente, oppure si deduce dai dati, oppure si prende per buona. Atleti che gareggiavano con i nostri capi da anni hanno indossato Natyon Biomorph per la prima volta e hanno capito subito che qualcosa era cambiato, prima che qualcuno glielo spiegasse.
Quella reazione è la conferma più netta che abbiamo avuto che la direzione presa sulle fibre naturali è quella giusta, e arriva dalle persone meno inclini a dirlo per gentilezza.
Quello che sentono in gara diventa il brief per il capo successivo.
«È morbida dal primo secondo, ma non è questo il punto. Il punto è che ti sostiene e ti fa stare bene anche quando sei al massimo dello sforzo.»











